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Per gli stakanovisti

Sto finendo in questi giorni la lettura de “Il cavallo rosso”, di Eugenio Corti, suggeritomi da un amico poche settimane fa. Devo ammettere che non avevo mai sentito parlare né di questo libro, né tanto meno dell'autore, cosa sorprendente vista la qualità dell'opera.

Si tratta di un romanzo parte storico, parte autobiografico, che ripercorre la storia d'Italia dal punto di vista della provincia lombarda dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale all'inizio degli anni '70. Attraverso i numerosi protagonisti, tutti orbitanti attorno alla famiglia Riva, ex operaio diventato industriale, si rivivono le vicende belliche, la ritirata del Corpo d'Armata Italiano in Russia, l'avanzata dell'Armata Rossa, l'8 Settembre, la Resistenza e gli anni della ricostruzione post bellica.

In particolare l'opera, monumentale (oltre 1200 pagine fittissime) si divide in tre parti: il cavallo rosso, il cavallo livido, e l'albero della vita. “Il cavallo rosso”, la parte più bella a mio parere, descrive la prima fase della guerra, l'avanzata “spensierata” degli eserciti dell'Asse e successivamente la tragica ritirata, con pagine tremende. “Il cavallo livido” tratta invece della seconda fase del conflitto mondiale, la guerra partigiana e la Liberazione. “L'albero della vita” è invece la ricostruzione, e si tratta della parte più “saggistica” ed in un certo senso più “propagandistica”, più schierata e faziosa.

Tutti gli attori, infatti, si pongono con l'ottica “paolotta”, secondo la stessa definizione dell'autore, cioè di quella cattolicità praticante che era (e in parte è ancora) tipica della provincia lombardo-veneta, e che faceva da “terza via” tra socialismo e liberalismo. Chiaramente le mie opinioni, soprattutto nei riguardi delle analisi sul ruolo della religione, sui mutamenti della società, sul laicismo, divergono spesso da quelle del Corti, perfino “Ratzingeriane” e critiche nei confronti di Papa Giovanni XXIII.

Quando ho letto recensioni che paragonavano questo libro a “Guerra e pace” ho pensato che fossero delle esagerazioni, ma devo ammettere che non sbagliavano: è effettivamente, come “Guerra e pace”, un grande affresco di una parte della società italiana, costretta a confrontarsi con grandi tragedie e grandi cambiamenti.

Lo consiglio vivamente (anche se la terza parte farà incazzare qualche comunista e parecchi laicisti): Il cavallo rosso, di Eugenio Corti, ed. Ares, 24 euro ben spesi.

Pubblicato il 14/1/2008 alle 23.51 nella rubrica Letture.

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