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Almeno il buongusto, suvvia, abbiate almeno quello!

A volte, quando mi fermo a bere un caffè in qualche bar, mi capita di sfogliare quel che capita sottomano... stamattina mi ha attratto il nome di un giornalista (si, vabbè!) che firmava l'editoriale di prima pagina su Libero: tale Renato Farina, uomo di autorevolezza e credibilità inattaccabili.

Il nostro commentava la sentenza della Cassazione riguardante il caso di Eluana Englaro, ovviamente dalla parte dei contrari, mentre le ragioni dei favorevoli erano difese da Vittorio Feltri. Essendo io già dalla parte di Feltri, ho bypassato il suo pezzo e mi sono rovinato il caffè leggendo le solite trite e ritrite recriminazioni di Farina sul fatto che uno può cambiare idea, che noi non abbiamo il diritto di porre fine a una vita, che l'idratazione e l'alimentazione artificiali non sono accanimento terapeutico... e fin qui, per quanto io ne dissenta, possono essere opinioni rispettabili. Poi però il Vate ha voluto strafare, ed ha tirato fuori, senza nessuno straccio di caso concreto, la stratosferica minchiata che “qualcuno si è risvegliato” da un coma irreversibile (chi? ci dica il nome!) e costoro avrebbero dichiarato di aver sentito le carezze, di aver tratto conforto dalla presenza di qualcuno che vegliava mentre si trovavano “senza un pensiero”... ed ecco il capolavoro: come esempio concreto per sostenere la sua tesi chi ti va a prendere il Betulla? Terry Schiavo! Quella Terry Schiavo che, fosse dipeso da loro, lui e la Binetti avrebbero tenuto in stato vegetativo a oltranza (perchè era chiaro dalle sue espressioni che capiva(!?)), che grazie all'impossibilità di una vera eutanasia venne sottoposta alla morte per inedia, e che l'autopsia dimostrò avere il cervello irrimediabilmente distrutto da anni, esattamente come sostenevano marito e medici.

Facile, signor Farina, sbandierare senza fare nomi e cognomi, casi di risvegli o di guarigioni miracolose che non sono altro che leggende metropolitane; facile signora Binetti, dichiarare che “Eluana deve morire di morte naturale e nulla deve essere fatto per accelerare la sua morte”; tanto a voi che vi frega? Per voi conta solo il difendere gli interessi dei vostri superiori intonacati, che sul dolore fondano buona parte del proprio fatturato, e pazienza per chi soffre, tanto verrà compensato (forse) nell'Aldilà.

Nessuno pretende leggi fuori dal mondo: basterebbe stabilire che dopo un tempo ragionevole, ben più che qualche mese, di stato vegetativo ed in presenza di dichiarate volontà del paziente, si possa procedere alla sospensione delle pratiche mediche (e, per qual che mi riguarda, mi sembrerebbe più che ragionevole ricorrere a quella che, credo Feltri, definisce “iniezione di pietà”).

E a chi, come Francesco D'Agostino dice che “sospendere idratazione e alimentazione significa far morire un paziente in coma fra grandi sofferenze”, ricordo che proprio grazie alla sua Lobby contraria ad una seria legge in materia, poco tempo fa Giovanni Nuvoli a quelle “grandi sofferenze” si è sottoposto non in coma , ma cosciente, perchè era l'unico modo per porre fine a una vita che non voleva più vivere.

Signori, vergognatevi!!!

Pubblicato il 17/10/2007 alle 17.53 nella rubrica Diario.

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