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politica interna
Fomentatori di odio
18 dicembre 2009

"Alcuni esponenti dell'opposizione sembrano averlo capito: se sapranno davvero prendere le distanze in modo onesto dai pochi fomentatori di violenza, allora potrà finalmente aprirsi una nuova stagione di dialogo - prosegue la dichiarazione - In ogni caso noi andremo avanti sulla strada delle riforme che gli italiani ci chiedono"

Ma chi stabilisce chi siano i "fomentatori di odio"? E in base a quali parametri oggettivi?

Io non ho alcuna simpatia per Di Pietro perchè, per quanto alcune delle cose che sostiene siano sacrosante, non vedo in lui e nell'IdV una vera alternativa politica al centrodestra. Siamo onesti: il partito di Di Pietro è un'accozzaglia disordinata che vive e cresce sull'antiberlusconismo, ma che del "nemico" ha preso il difetto principale (politicamente parlando) della personalizzazione e del leaderismo, senza però averne preso anche il pregio, e cioè le idee ed un programma concreto, che, per quanto discutibile e criticabile, il PdL ha e persegue.
Detto questo, mi sembra pericolosissimo che, dopo il fattaccio di Piazza Duomo, Berlusconi possa sfruttare l'emozione popolare e l'indotto "senso di colpa" del centrosinistra per stabilire con chi il Pd si possa o meno alleare se vuole il dialogo sulle riforme costituzionali. Lasciarsi dividere con la promessa delle riforme condivise potrebbe essere un grave errore, tanto più che una simile promessa Berlusconi se l'è già rimangiata più volte in passato sulla base delle proprie convenienze elettorali (su tutto il clamoroso dietrofront della Bicamerale).

Non so voi, ma io al nuovo Berlusconi buono, ecumenico e accondiscendente credo poco: mi ricorda molto quello che molti commentatori ci descrivevano dopo le ultime elezioni politiche. Stia attento Bersani a non farsi incantare dal "pifferaio"; va bene ed è giusto e doveroso sedersi a un tavolo e discutere, ma che non ci siano preclusioni a priori sui partecipanti, escludendo gli indesiderati bollandoli come "fomentatori d'odio".

 


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permalink | inviato da raser il 18/12/2009 alle 20:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Sul PD
3 luglio 2007

Ultimamente non mi è capitato spesso, ma devo dire che oggi concordo con quanto scrive Panebianco nel suo editoriale "Il Partito feudale" sul Corriere della Sera in merito al Partito Democratico ed alla candidatura di Veltroni alla guida dello stesso.
Infatti, come dice giustamente Panebianco, le primarie di ottobre, così come sarebbero previste attualmente, con innumerevoli liste (dato che bastano 100 misere firme per la presentazione) in appoggio al candidato Veltroni, rischiano di produrre un partito preda non solo di correnti, ma di veri e propri pacchetti locali di voti. Che senso avrebbe questo florilegio di liste in appoggio a Veltroni, senza che questo lo chieda, e con differenze minime nel programma, se non addirittura prive di programma e portatrici di un singolo interesse particolare o una singola rivendicazione? Avrebbe una qualche utilità se io mi impegnassi a creare una lista di "Calvi per Veltroni" che adotti per intero il suo programma, con l'aggiunta di finanziamenti statali a chi voglia acquistare un trapianto o un parrucchino? Certo che no!

Chi dovrà decidere dello svolgimento delle primarie e della formazione del PD dovrebbe, se desidera che tali primarie abbiano una rilevanza e non diventino miniera d'oro per i comici di Zelig, consentire la formazione di liste solamente in virtù di un numero molto più elevato di firme raccolte, a meno che la lista non presenti un candidato ed un programma realmente alternativi a quelli già in campo.

Per esempio, leggo oggi sullo stesso Corriere che Letta e Bersani hanno organizzato un convegno intitolato "Alla prova del Nord" durante il quale hanno detto tante belle cose, condivisibili, interessanti... ma non hanno ufficializzato una propria candidatura. Capisco che l'aria che tira possa scoraggiare i due a buttarsi con la prospettiva di una sconfitta quasi sicura alle primarie, ma se ci si presenta solo se si è certi di vincere, che primarie sono?
Abbiano il coraggio di metterci la faccia, proponendo il loro programma a base di liberalizzazioni, federalismo, concertazione... magari perderanno su scala nazionale, ma una prevalenza della loro lista e delle loro preferenze personali nel Nord sarebbe di indicazione per il Segretario eletto, dimostrandogli se e come la "questione settentrionale" per la sinistra si possa risolvere. Ed allo stesso tempo i due potranno rivendicare il peso della percentuale ottenuta ed essere identificabili in un orientamento fortemente riformista del nuovo soggetto politico.

E' giusto e sacrosanto, secondo me, che un grande partito (proprio perchè grande, oppure teniamoci miriadi di "zero virgola" compattissimi) abbia al suo interno tre o quattro grandi correnti portatrici di sensibilità e priorità diverse, ben altra cosa è il formarsi di una serie di inutili rigagnoli, utili solo per creare clientele e perpetuare la tradizione trasformistica della politica italiana.

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